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I fantasmi di Beatrice Cenci e di Mastro Titta

A Castel Sant'Angelo sembra si aggirino molti fantasmi: oltre a quelli dei numerosi condannati a morte, i cui lamenti ancora si levano dalle antiche pietre del Castello, il più famoso è sicuramente quello di Beatrice Cenci. Giovane e bella nobildonna romana, Beatrice fu condannata a morte per l'uccisione del padre, uomo violento che la sottoponeva a costanti abusi.

Fu decapitata la mattina dell'11 settembre 1599 nella piazza di Castel Sant'Angelo gremita di folla (tra i presenti anche Caravaggio) e su ponte Sant'Angelo si dice che il suo fantasma compaia ancora, ogni anno, puntualmente, nella notte tra il 10 e l'11 settembre.

Nei dintorni di Castel Sant'Angelo, tutte le mattine alle prime luci dell'alba, avvolto nel suo manto scarlatto da lavoro, ama passeggiare anche Mastro Titta, il boia più famoso di Roma, che dal 1796 al 1864 portò a termine ben 516 supplizi.

L'ANGELO DI GREGORIO MAGNO (590 D.C.)

angeloLa notissima leggenda che lega il nome del Castello a quello dell'arcangelo Michele risale al X secolo - la sua versione più nota è quella tramandata dalla Legenda Aurea, l'opera composta da Jacopo da Varagine intorno alla metà del Duecento - ma trova la sua ambientazione nella cupa e tumultuosa Roma del VII secolo ed il suo protagonista in Gregorio I, papa dal 590 al 604.

Gregorio Magno sale al soglio pontificio sullo sfondo di una città in preda all'anarchia ed alla carestia, dove pochi, sparuti cittadini si aggirano tra le rovine di quella che è stata la capitale del mondo; a complicare ulteriormente una situazione già critica sopraggiungono una rovinosa piena del Tevere - che sommerge buona parte dell'Urbe - ed una terribile pestilenza, che decima la già scarsa popolazione.

Per invocare la misericordia divina, papa Gregorio organizza una processione di tre giorni a cui prende parte l'intera cittadinanza intonando inni in una città preda della peste che falcia anche il corteo, fulminando gli uomini e facendoli stramazzare a terra morti. Giunti all'altezza del mausoleo di Adriano, però, i romani distinguono chiaramente stagliarsi contro il cielo violetto la sagoma luminosa di un angelo nell'atto di riporre nel fodero una spada fiammeggiante. E' il 29 agosto del 590.

Quella sera stessa la pestilenza cessa. Il mausoleo di Adriano è diventato il Castello dell'Angelo.

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